16 Novembre 2020 News 0 Comment

BILANCIO A LUNGO TERMINE DELL'UE:
raggiunto l'accordo tra il Consiglio e il Parlamento

Il Multiannual Financial Framework, ovvero il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), è il Bilancio di lungo termine dell’UE in base al quale vengono definite le risorse economiche da destinare, su di un arco di tempo di sette anni,  al sostegno dei vari programmi europei, delineando, accanto al piano finanziario, le diverse priorità comunitarie di lungo periodo.

Il 21 luglio i leader dell’UE, riuniti in presenza al vertice straordinario di Bruxelles, hanno raggiunto un accordo su una dotazione complessiva di bilancio pari a 1824,3 miliardi di euro. Le principali aree di intervento sono gli investimenti nella transizione digitale e la green economy; contestualmente i leader europei hanno raggiunto un accordo di 750 miliardi di euro, denominato Next GenerationEU  e teso a sostenere la ripresa comunitaria a seguito della crisi scatenata dalla pandemia; dei 750 miliardi di euro previsti, 390 miliardi sono destinati a essere distribuiti sotto forma di sovvenzioni agli Stati membri e 360 miliardi sotto forma di prestiti. Il programma si aggiunge pertanto agli strumenti già introdotti per fronteggiare la pandemia tramite il MES, la BEI e lo SURE ed il cui valore complessivo è stimato in circa 540 miliardi.

Il 10 novembre, dopo una maratona di lunghe negoziazioni, viene formalizzato anche l’accordo politico tra la presidenza tedesca del Consiglio e i negoziatori del Parlamento europeo, andando così a confermare l’impianto del pacchetto finanziario definito dai leader europei a luglio. Il quadro politico concordato con il Parlamento comprende i seguenti aspetti di seguito dettagliati.

Un rafforzamento dei programmi dell’UE, tra cui Horizon Europe, EU4Health ed Erasmus+, pari a 15 miliardi di euro. In particolare il programma per l’istruzione e la formazione Erasmus+ è aumentato di 2,2 miliardi di euro, la spesa sanitaria in EU4Health di 3,4 miliardi di euro, il programma InvestEU ha ottenuto un ulteriore miliardo di euro e Horizon Europe 4 miliardi di euro.

La possibilità per il Parlamento di rimodulare il bilancio di lungo periodo, grazie ad una maggiore flessibilità pari ad 1 miliardo di euro attraverso i tassi di interesse per consentire all’UE di rispondere a esigenze impreviste.

Un maggiore coinvolgimento dell’autorità di bilancio nel controllo delle entrate nell’ambito di Next Generation EU. Da questo punto di vista il Parlamento garantirà una costante ed attenta valutazione dell’attuazione dei fondi messi a disposizione, la spesa sarà effettuata in modo trasparente e verranno monitorati eventuali scostamenti dai piani nazionali precedentemente concordati. Con specifico riferimento allo strumento di ripresa Next Generation EU, non essendo previsto alcun ruolo per il Parlamento europeo, i negoziatori hanno ottenuto una nuova procedura basata su di un “dialogo costruttivo” con il Consiglio e sulla base di una valutazione operata dalla Commissione, al fine di concordare le implicazioni di bilancio di qualsiasi nuovo atto che verrà proposto. Non da ultimo, le tre istituzioni (Commissione, Consiglio, Parlamento) si incontreranno regolarmente per valutare l’esecuzione dei fondi messi a disposizione.

Una maggiore attenzione in materia di biodiversità e specificatamente un rafforzamento del monitoraggio della spesa in tema di clima e biodiversità, al fine di garantire che almeno il 30% dell’importo totale del bilancio dell’Unione e delle spese dell’UE per la ripresa sostenga gli obiettivi climatici e, nel lungo periodo, garantire il raggiungimento dell’obiettivo del 7,5% della spesa annuale da destinare agli obiettivi della biodiversità a partire dal 2024 ed il 10% a partire dal 2026.

Una tabella di marcia indicativa per l’introduzione di nuove risorse proprie ed in linea con il principio, comunemente accettato dai negoziatori di entrambi le istituzioni, secondo cui i costi a medio e lungo termine del rimborso del debito che deriverà dal Fondo di ripresa non devono andare a scapito di programmi di investimento già esistenti, né devono tradursi in contributi più elevati da parte degli stati membri. In particolare viene previsto dal 2021 un contributo basato su materie plastiche non riciclate; dal 2023 sistema di scambio delle quote di emissione e meccanismo di adeguamento delle quote del carbonio; entro gennaio 2023 prelievo digitale ed entro il 2026 l’imposta sulle transazioni finanziarie (ITF).

In coerenza con la richiesta del Parlamento che i fondi generati dall’Unione rimangano nel bilancio dell’UE, i fondi aggiuntivi saranno attinti principalmente da importi provenienti da multe per la violazione della concorrenza leale e che le aziende devono pagare quando non rispettano le regole dell’UE.

Non da ultimo viene valorizzata l’aderenza i valori fondamentali comunitari, collegando il bilancio di lungo termine ad una maggiore tutela dello stato di diritto, caratterizzata da meccanismi marcatamente preventivi in caso di violazione, protezione dei beneficiari finali e scadenze più serrate per gli interventi.

L’accordo passerà adesso al vaglio degli Stati membri per l’approvazione insieme agli altri elementi del prossimo quadro finanziario pluriennale e del pacchetto di recupero. Ed è proprio su quest’ultimo passaggio che ti teme un inceppamento del meccanismo europeo dello sblocco dei fondi per la ripresa, a causa di alcuni stati membri, come l’Ungheria e la Polonia, che hanno lasciato presagire il loro veto,  soprattutto a causa del disaccordo circa l legame tra il versamento dei finanziamenti e il rispetto dello stato di diritto, in forza del quale sarebbe prevista la sospensione dei pagamenti dal bilancio UE ad uno stato membro in caso di violazione dello stato di diritto.